“Ma quanta flessibilità vogliono le imprese?” su Digi.To

20/11/2011
Assemblea Lavoro
“MEGLIO LICENZIABILI MA A TEMPO INDETERMINATO”
Il mercato ha bisogno di flessibilità ma a quale costo per i giovani? Alla facoltà di Economia se n’è discusso con due esperti

Nella due giorni di “Tesoro siamo in crisi: parliamone…” alla Facoltà di Economia, una serie di dibattiti per spiegare la crisi svoltisi nel weekend, abbiamo partecipato all’incontro riguardante l’aspetto che intacca maggiormente i giovani: la flessibilità del lavoro e i contratti atipici.
L’evento è stato organizzato da “Assemblea di Economia”, una rappresentanza di studenti che ha voluto confrontare su questo delicato tema due punti di vista antitetici: l’accademia economica di Pietro Garibaldi, ordinario di Economia politica e la visione manageriale di Vincenzo Ilotte (nella foto in home page), vicedirettore dell’ Unione Industriale Torino.

LA SITUAZIONE ATTUALE
Entrambi gli esperti concordano sulla attuale situazione del mercato del lavoro. Le gravi e ravvicinate crisi economiche mettono di fronte a un dilemma, flessibilità o disoccupazione?
Le super protezioni delle generazioni precedenti non si adattano più all’attuale incertezza dei mercati. Le aziende attaccate continuamente da congiunture negative del mercato non possono assumere tutti a tempo indeterminato e un giovane che si affaccia al lavoro oggi ha il 70% di possibilità di avere un contratto a tempo determinato. Inoltre l’ing. Ilotte spezza una lancia a favore degli industriali : «Non vorremmo licenziare nessuno ma è il mercato che impone flessibilità».

PROSPETTIVE FUTURE
«Quello che impone il mercato è legittimo, ma anche i diritti dei giovani. Se il mercato generale dell’occupazione scende del 2%, le quote precarie giovanili scendono dell’8%. Questo dato evidenzia la necessità di un cambiamento». Così il Prof. Garibaldi introduce il Disegno di Legge Nerozzi, frutto anche della sua attività accademica : «Le numerose tipologie di contratti attuali vanno raccolte e ordinate. Il disegno di legge va in questa direzione e prevede che un giovane sia assunto a tempo indeterminato dall’azienda, ma sia licenziabile per ragioni economiche sotto pagamento di un indennizzo; in questo modo speriamo di porre rimedio alla troppa precarietà attuale». Ilotte invece nota come l’indennizzo sarà a carico delle imprese e non basterà questo a ridurre la precarietà ed è perplesso anche riguardo l’applicazione del Disegno visto l’instabilità normativa italiana.

COSA SI PUO’ FARE ADESSO
Non sono mancati temi d’attualità politica come la possibilità di deroga al contratto nazionale di lavoro e l’apprendistato giovanile. Anche su questo argomento c’è un accordo tra le due tesi. inizia Ilotte: «L’articolo 8 della manovra governativa sui cosiddetti licenziamenti facili è sostanzialmente inapplicabile e confuso. Inoltre i modelli di apprendistato attuali sono slegati dalla realtà, insegnano cose professionalmente inutili ai giovani e le stesse imprese non possono così valorizzarli». In soccorso della tesi del vice presidente dell’Unione Industriale, interviene anche l’economista : «Bisognerebbe far collaborare le aziende, le scuole e addirittura le università per creare un modello di apprendistato utile, applicando ad esempio il modello tedesco. In questo modo si valorizzerebbe il valore dei tecnici specializzati, figure richieste dal mercato ma purtroppo non in luce presso la società. Così, finalmente, i giovani con esperienza specializzata avrebbero un potere contrattuale rispetto alle aziende».
Quello che emerge nettamente è che la flessibilità è un processo irreversibile ma sicuramente va regolato al più presto in modo che il mercato non pieghi i diritti dei lavoratori trasformando sempre di più i precari in “schiavi moderni”, anche perchè si è perso già troppo tempo…

Link utili:
“Tesoro siamo in crisi: parliamone…”
Disegno di Legge Nerozzi

Siete precari? Raccontateci la vostra esperienza o il vostro punto di vista.

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